mercoledì 11 marzo 2009



Euforbia versus protozoo


Un’importante scoperta scientifica tutta sarda ha isolato una molecola naturale che riduce del 95% la crescita e la moltiplicazione dei protozoi (parassiti) che causano la Leishmaniosi.

La Leishmaniosi, chiamata così in ricordo di William Leishman, il medico inglese che un secolo fa osservò la malattia, è una malattia parassitaria assai frequente tra gli animali, soprattutto tra i cani, che sono i principali incubatori, ma può colpire anche in forma grave gli esseri umani, in particolare gli individui immunodepressi come malati di Aids o persone sottoposte a trapianto. Esistono tre forme di leishmaniosi umana, la forma viscerale, la più grave, è endemica in Italia. Maggiormente osservata in alcune regioni del centro-sud (Campania, Lazio) e delle isole (Sicilia). Ma anche in alcune regioni costiere tirreniche del centro-nord (Toscana) e del nord (Liguria). Dagli anni '90 è in aumento in tutto il territorio nazionale, con circa 200 casi registrati nel 2000.

Questo tipo di infezione è diffusa in tutto il mondo tranne che in Oceania e Antartide, è una antropozoonosi, cioè una malattia che colpisce animali e uomo, quindi qualcuno deve fare da tramite. In questo caso si tratta di piccoli insetti ematofagi dell'ordine dei Ditteri (famiglia Psychodidae). In Italia il vettore più importante è la specie Phlebotomus perniciosus. Volgarmente chiamato pappataccio, è un piccolo insetto (4 mm) peloso, di colore giallastro o grigio e zampe lunghe. Il corpo piega ad angolo retto subito dopo la testa, facendogli assumere un aspetto gibboso. Hanno lo stesso problema vampiri, infatti sono animali notturni perché la luce diretta del sole li uccide in pochi istanti. Attivi da giugno a settembre anche con due generazioni. Le larve non nascono nell’acqua, come le zanzare, ma nelle fessure del terreno (temperatura tiepida e molta umidità). Come per le zanzare anche la femmina adulta di pappataccio deve fare un pasto di sangue prima di deporre le uova e, se aveva precedentemente punto un cane infetto, trasporta nel suo intestino un microbo, un protozoo flagellato (Leishmania donovani infantum). così facendo il protozoo passa nel sangue dell’uomo, da qui nel midollo osseo, fegato o milza.

L’incubazione della malattia è di 10 giorni, i sintomi sono: febbre, stanchezza, disturbi digestivi oppure febbre costante irregolare, pallore, gonfiore milza, diarrea, mancanza d’appetito. Le terapie oggi disponibili portano a guarigione completa nel 96% dei casi.

Fortunatamente non è così semplice ammalarsi, perché il protozoo deve compiere nell’insetto una parte del proprio ciclo, per questo la diffusione della malattia nell’uomo è minore rispetto a quella nel cane.

Siccome la malattia attacca l’uomo dopo contatto con cani malati, la miglior prevenzione e creare cure per i cani.

La Leishmaniosi canina è una patologia fino ad oggi di difficile soluzione. A partire dagli inizi degli anni novanta, le segnalazioni di nuovi focolai di Leishmaniosi canina in Italia sono state sempre più numerose e in tutte le regioni del centro-sud, tradizionalmente endemiche, si è verificato un aumento preoccupante dell'incidenza. Sembrerebbe quindi che in Italia sia in rapida espansione verso latitudini settentrionali, costituendo per queste aree un problema emergente di sanità veterinaria. Nel sud della Sardegna ne è affetto quasi il 95% dei cani.
Sintomi nel cane: perdita appetito, forfora e caduta dei peli, atteggiamento malinconico (posizione del muso schiacciato a terra).

La pianta alla quale si è deciso di chiedere aiuto è l'Euphorbia characias, un arbusto diffuso in tutta la Sardegna, che ora assume un ruolo di assoluto rilievo perché potrà portare in tempi brevi alla produzione di un principio attivo utilizzabile a scopo sanitario.

La molecola naturale in questione, che arresta la moltiplicazione dei parassiti trasmessi dal papataccio, è stata estratta dal lattice di questa specie di Euforbia.
Gli studi sono stati eseguiti nella sezione di Biochimica e biologia molecolare del Dipartimento di Scienze applicate ai biosistemi da un team di ricercatori dell’università di Cagliari coordinati da Giovanni Floris ordinario di Biochimica e Biologia molecolare. Gli scienziati cagliaritani hanno potuto contare sulla collaborazione dell'Istituto Zooprofilattico sperimentale della Sardegna, diretto dal dr. Manuele Liciardi, e sui finanziamenti della Fondazione Banco di Sardegna.


Approfondimenti:

venerdì 6 marzo 2009

Esperimento di fisica dei corpi

Presi un’aquila reale americana di Kg 7 e un Tir, li si faccia convergere a grande velocità l’uno contro l’altra.

Definire l’esito dell’impatto.

Soluzione: parabrezza in frantumi, autista e passeggero che se la danno a gambe, aquila col mal di testa.

Non è una burla, né un macabro esperimento di crudeltà verso gli animali, bensì la pura realtà.
E’ quanto successo in Nevada, nel West degli Stati Uniti, non lontano dal confine con lo Utah.

La notizia di per sé ha poca valenza scientifica, ma a renderla interessante sono le parti interessate.
Quanti insetti si saranno schiantati contro il vostro parabrezza? Milioni e la maggior parte senza accorgervene, ma quante aquile reali, con un’apertura alare che supera i due metri di lunghezza, vi sono piombate nell’abitacolo e vi hanno cacciato?

A rendere eclatante la notizia è il fatto insolito, cioè che un animale, vittima di un incidente stradale, rimanga incolume. Come se vi capitasse di investire una mucca e, mentre la vostra auto si distrugga, la mucca si alzi, vi guardi storto, muggisca e si allontani senza problemi.

Da considerare anche ciò che l’aquila reale rappresenta nell’immaginario collettivo ed il simbolismo ad essa collegato. Non è stato infatti schiacciato un lombrico o investito inavvertitamente un passero, per quanto non abbia nulla contro di loro.

L’unico aspetto scientifico rilevante è l’inaspettata resistenza dell’aquila ad assorbire un urto contro un mezzo pesante. Il parabrezza di un veicolo è un vetro speciale, che non si frange facilmente, si tratta infatti, di due vetri separati da un sottile strato di plastica, questo permette di frantumarsi senza produrre schegge taglienti.

Il volatile investito ha riportato solo qualche gonfiore alla testa e, nonostante il dolore, il suo istinto di sopravvivenza l’ha portato ad avventarsi contro gli uomini nella cabina del camion che sono stati costretti a fermare subito il mezzo e scappare, perché l'aquila appariva furiosa. Probabilmente anche lei era terrorizzata dall’accaduto.

Bisogna ammettere che l’animale in questione ha avuto una buona dose di fortuna: prendere il parabrezza e non il paraurti ad esempio e probabilmente il veicolo non andava a folle velocità.

Articolo su tiscali

lunedì 23 febbraio 2009

Mio caro Darwin era rosa e non l’hai vista!


Scoperta nuova specie di iguana rosa alle Galapagos.

Grazie agli italiani è stata scoperta appena in tempo perchè è già a rischio estinzione.

I ricercatori dell’Università di Roma Tor Vergata e diretti dallo zoologo Gabriele Gentile, hanno condotto uno studio, iniziato nel 2003, alle Galapagos, per la ricerca di iguane terrestri.

Le sofferenze causate dal vivere in un ambiente ostile; gli sforzi per non contaminare il Parco nazionale delle Galapagos (al punto che ogni cosa prodotta dai ricercatori doveva essere messa in contenitori e portata via); per non parlare delle corse per acchiappare le iguane, analizzarle e prelevare campioni di sangue, non sono stati vani, ma ben ricompensati.

Confrontando il DNA delle 36 iguane rosa si è scoperto che differisce da quello delle altre due specie di iguane terrestri solo del 7% e, come spiega lo zoologo, “indica che si tratta di una specie separata dalle altre”.

Il dato indica anche che la specie deve essere apparsa circa 5 milioni di anni fa, ma l’isola Isabela (dove è stata trovata) esiste solo da 500 mila anni, quindi deve aver avuto origine su un’altra isola per poi spostarsi.

Come mai Darwin non l’ha vista? Era rosa, lunga più di un metro e non se ne è accorto?

Nel 1835 Darwin visitò solo un altro vulcano dell’isola Isabela (quello che oggi porta il suo nome).

Ma dopo di lui almeno altri 15 ricercatori si sono inerpicati sul vulcano Wolf (quello dove oggi vivono le iguane rosa)…tutti ciechi o con una particolare forma di daltonismo?

Nel 2008 una spedizione organizzata dallo stesso Parco e dall’Università di Yale ha contato, sul vulcano Wolf, solo 10 iguane rosa, quasi tutte erano le stessi già individuate dagli italiani, quindi si tratta di una specie rara.

Inoltre, durante la spedizione italiana, venne trovato un solo esemplare non adulto, quindi è evidente che la specie sia in pericolo di estinzione. Il programma di protezione potrebbe comprendere la riproduzione in cattività e la successiva reintroduzione.

Il problema delle iguane in questione deve essere una spia d’allarme (magari rosa) perché tutte le Isole del Parco delle Galapagos stanno soffrendo dello stesso problema: troppa gente! In una superficie minore dell’Umbria gravitano 200 mila persone tra turisti, ricercatori, guardie e abitanti. Questo aumenta i rischi di inquinamento e di ingresso di specie estranee.

Approfondimenti:

Ricerca pubblicata su PNAS

Comunicato ufficio stampa Università Tor Vergata

http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Iguana_rosa.shtml

sabato 14 febbraio 2009

Prendere lucciole per lanterne…o lampioni per astri.

Gli insetti notturni (ma, come vedremo, non solo loro) si orientano in volo grazie alle radiazioni ultraviolette provenienti dalla luna oppure dalle stelle.
Gli insetti vedono l’ultravioletto delle lampade utilizzate per l’illuminazione pubblica, ne vengono attratti e possono perdere il senso dell’orientamento.

http://www.hellenot.com/italiano/67


In questo modo, l’illuminazione artificiale sottrae ogni anno miliardi d’insetti ai loro habitat, altera i loro ritmi vitali naturali oppure li rende facili prede.

Si, ma quanti potranno mai essere? E anche se ne muoiono uno o due non sarà una tragedia!

Esempio: in Austria sono presenti circa 4000 specie di farfalle di cui circa l’85% è rappresentato da specie notturne, alcune delle quali sono protette.

Inoltre ogni anno il nostro paese è sorvolato da una moltitudine di farfalle notturne migratrici, tra cui alcune Sfingi “testa di morto” che sono nate in Africa; sulla loro rotta trovano una serie ininterrotta di luci pronte ad ammagliarle e a condurle a morte sicura.

Per alcuni dettagli sulle farfalle notturne migratrici clicca qui.

Non soltanto i lepidotteri, ma anche coleotteri, ditteri, efemotteri e una miriade di altri insetti utilizzano la luna e le stelle fisse come riferimento per orientarsi nei loro voli notturni che conseguentemente vengono alterati da qualsiasi fonte luminosa artificiale.
L’intensità della luce lunare, quando questa è piena e si trova a 90° è di 0,371 lux (l’unità di misura dell’intensità luminosa), quella delle stelle varia tra 0,0108 e 0,0003 lux, quella di qualsiasi lampadina a basso voltaggio supera ampiamente questi valori.

Proposta: sostituire le lampade con altre aventi uno spettro di emissione più basso e più adeguato alla capacità visiva dell’uomo. Conseguentemente l’effetto di attrazione sugli animali notturni sarà minore.

Attualmente le lampade al mercurio ad alta pressione vengono sostituite con le lampade al sodio a bassa pressione, purtroppo queste ultime, per quanto riducano, non annullano il problema. Al riguardo, un
recente rapporto sintetico prodotto nel Regno Unito dalla Royal Entomological Society sottolinea come il fatto che tali lampade determinino una minor mortalità diretta di insetti grazie al loro basso potere attrattivo possa aver portato a sottostimarne gli effetti negativi.

Su come deve essere realizzata la lampada per illuminare solo dove serve esiste un’ampia letteratura tecnica di riferimento.

Fototropismo. Positivo o negativo è sempre un problema.

Il fototropismo è la risposta alla luce, la riscontriamo anche nelle piante. Negli animali l’illuminazione artificiale notturna può causare due conseguenze:

Effetto attrattivo

Esso varia a seconda della lunghezza d’onda della luce. E’ massimo in corrispondenza degli ultravioletti.

Ø mortalità diretta causata da ustioni;
Ø intrappolamento all’interno dei lampioni;
Ø perdita di energie a causa dell’attività protratta intorno alle luci;
Ø cattura da parte di predatori attratti sul posto dalla concentrazione di insetti (come avviene per certe specie di pipistrelli) e dalle condizioni di visibilità (predatori diurni - ad esempio gabbiani, gheppi e balestrucci – attivi di notte grazie alla luce artificiale);
Ø spostamento degli habitat;
Ø alterazione dei comportamenti naturali;
Ø riduzione dell’attività di alimentazione e riproduttiva.
Tutto questo porta a decrementi demografici.

Infine vi sono delle interferenze nei confronti delle specie che effettuano migrazioni e che utilizzano luna e stelle per orientarsi.

Effetto repulsivo “effetto barriera”
L’illuminazione corrisponde a una sottrazione ambientale.

Ø perdita siti di alimentazione;
Ø perdita siti di riproduzione;
Ø perdita aree di transito;
Ø impossibilità nel raggiungere aree importanti per determinate funzioni biologiche = limita la riproduzione e la dispersione delle specie.
L’effetto repulsivo della luce sugli insetti è stato finora oggetto di ricerche limitate e non vi sono ancora dati sufficienti.

Esempi che vale la pena ricordare:
a) Lampada a vapori di mercurio da 2000 W nelle vicinanze di Matera, utilizzata per l’illuminazione di una statua. Nel 1992 è stato calcolato dall’entomologo tedesco Axel Hausmann che ogni notte, da maggio a settembre, circa 5000 farfalle notturne vi vadano a morire. L’intero sistema di illuminazione della zona attrae circa 5 milioni di individui l’anno.

b) Parigi, 8 maggio 1946, dopo sei anni oscuramento a causa della guerra, fu illuminato l’Arc de Triomphe con dei riflettori militari per festeggiare il primo anniversario della Vittoria. Milioni di farfalle notturne coprirono in pochi minuti il monumento ma, ripristinata l’illuminazione pubblica, nel giro di pochi mesi non fu più possibile osservare neppure una farfalla.

Da questo elenco di problemi che gli insetti devono fronteggiare ogni notte non si deve escludere l’attrazione provocata dai fari delle automobili perché l’insetto che si lascia attrarre verrà investito.

Anche tra i vertebrati l’inquinamento luminoso provoca profonde alterazioni dei cicli vitali:
#Tartarughe marine appena nate che scambiano le luci delle costruzioni alle spalle della spiaggia per il riflesso delle stelle sulla superficie del mare e si dirigono verso l’entroterra.

#L’effetto attrattivo che la luce effettua nei confronti dei pesci e di altri organismi marini (basti pensare alla pesca con le lampare).

# I problemi dell’avifauna:
Ancora in buona parte sconosciuti e, per ora difficilmente quantificabili, i danni che l’inquinamento luminoso provoca agli uccelli che sono particolarmente sensibili alla luce per via della ghiandola pineale.
Si tratta di una ghiandola situata nel cervello e particolarmente sviluppata, riesce a percepire la presenza di luce che penetra attraverso le pareti del cranio anche se gli occhi sono stati bendati. Non a caso questa ghiandola è stata chiamata fin dall’antichità “terzo occhio”.Tale ghiandola è presente anche nell’uomo.

E’ stato osservato che la traiettoria di volo di stormi di uccelli migratori in prossimità di sorgenti luminose artificiali intense, per esempio di skybeamer (fasci di luce di grande potenza usati per grandi eventi pubblicitari), subisce deviazioni rilevanti rispetto alla direzione scelta.
Esistono molte specie di migratori notturni che utilizzano la luna e le stelle come riferimento per mantenere la rotta durante i loro voli.
Quando questi naturali indicatori delle rotte migratorie sono superati in intensità da fonti luminose artificiali il volo di migrazione, che permette solamente piccolissimi errori di rotta, può essere radicalmente deviato.

Da recenti studi, che hanno evidenziato le basi genetiche della migrazione, risulta che anche le aree di sosta e di “rifornimento” siano impresse nel patrimonio cromosomico degli uccelli; se così fosse la possibilità di adattarsi ad un “atterraggio di fortuna” nell’eventualità di trovarsi fuori rotta, diverrebbe poco praticabile.


Eventi negativi che rendono l’idea:

a) Nell’Oasi di Palo si cercò alcuni anni fa di svolgere una ricerca sulle tecniche di orientamento degli uccelli migratori utilizzando particolari gabbie in cui, sugli individui ospitati per breve tempo, era possibile raccogliere dati relativi alla direzione di volo. A causa della vicinanza con Roma e all’intenso chiarore che da questa si diffondeva nel cielo, gli esperimenti furono tutti invalidati. Gli uccelli che in primavera avrebbero dovuto avere una direzione di volo migratorio verso nord–est si dirigevano invariabilmente a sud–est, appunto in direzione della Città.

b) L’attrazione per la luce dei fari di segnalazione, specialmente nelle notti di nebbia, possono causare danni all’avifauna. Per risolvere il problema, o se non altro per affievolirlo, su molti fari posti lungo le rotte migratorie del mar del nord, sono stati posti dei posatoi, chiamati scale di Thiysse, illuminati da una serie di piccole lampade, (dispositivo di Weigold) che non disturbano il normale funzionamento del faro. Prima dell’utilizzo di tali dispositivi si potevano rinvenire ogni mattina centinaia di uccelli morti ai piedi del faro con addirittura punte di 500 beccacce in una notte.

Vantaggi dall’inquinamento luminoso = adattamenti.

Esistono anche casi in cui una specie animale può trarre vantaggio per fini alimentari dalla presenza di fonti di illuminazione. Si tratta comunque di fenomeni di alterazione della biologia di una specie.

a) Diverse specie di Pipistrelli che, compiendo veloci incursioni nel fascio luminoso dei lampioni stradali, catturano gli insetti che sono stati attratti dalla luce.

b) Si conoscono addirittura casi in cui specie prettamente diurne come le Rondini e i Balestrucci hanno cambiato le loro abitudini per sfruttare questa insolita fonte di cibo.

c) Ancora più eclatante fu il caso riscontrato alla periferia di Cagliari di un Falco pellegrino che, appollaiato sui tralicci di una raffineria di petrolio, attendeva gli uccelli migratori notturni che venivano attratti da un potentissimo faro che illuminava a giorno gli impianti per motivi di sicurezza.



Sito amatoriale sugli insetti
Quanti animali uccidiamo ogni giorno?
Tanti e neanche ce ne accorgiamo.

Vorrei riportare l’attenzione su uno studio eseguito qualche anno fa (2004), ma la data non ne sminuisce certo l’importanza o l’attendibilità.
Si tratta di un problema spesso sottovalutato che ha per protagonisti gli insetti e gli umani e come motivo dello “scontro” i loro rispettivi mezzi di locomozione.
La ricerca è stata condotta attraverso un particolare e insolito censimento.

Ricerca condotta dalla britannica Royal Society for the Protection of Birds in Big Bug Count ha portato a risultati sorprendenti: auto e treni ogni giorno uccidono circa 675 milioni di insetti. Tradotto in peso circa 337 tonnellate al giorno, l'equivalente di 57 elefanti.
Per arrivare a questi risultati i ricercatori si sono serviti dell'aiuto di circa 40.000 volontari, che per tutto il mese di giugno hanno ospitato sulla targa anteriore della loro auto un cartone adesivo grande quanto una cartolina: lo "splatometro". E ogni giorno hanno contato gli insetti investiti. In media sono stati uno ogni 8 chilometri.

Quindi adesso dovremo andare a zig-zag con l’auto per evitare gli insetti o inventare sensori che avvisino gli insetti? Niente di tutto questo, non possiamo proprio far nulla per questi investimenti involontari. E comunque questo studio fornisce solo dei dati scientificamente attendibili a quello che tutti gli automobilisti sanno da tempo, quindi questa ricerca a cosa serve? E perché se muoiono così tanti insetti dovremmo preoccuparci?
“Lo scopo della ricerca - ha affermato Richard Bashford, coordinatore dell' iniziativa - è di analizzare periodicamente la presenza di insetti al fine di prevenire cali demografici degli uccelli che se ne nutrono, a causa della diminuzione delle loro prede preferite. I dati raccolti serviranno come punto di riferimento per i censimenti futuri”.

Quindi dobbiamo aspettarci diminuzioni del numero di uccelli perché noi gli investiamo il pranzo? Forse, ma non per tutte le specie.
Infatti gli uccelli, che non sanno assolutamente cosa significhi “adattamento alle mutevoli condizioni ambientali”, ci stupiscono mostrandoci degli ottimi esempi pratici in proposito.

E’ stato osservato, in una stazione di servizio in Provincia di Bolzano, che un gruppo di passeri ha imparato a nutrirsi degli insetti spiaccicati nella griglia dei radiatori degli automezzi in sosta alle pompe di benzina.
Informasiti

Due siti informativi su argomenti molto attuali.

Tutti noi ci schediamo sovente cosa possiamo fare nel nostro quotidiano per contribuire al cambiamento ed al miglioramento dell’ambiente, della vita e del futuro.
Eccone due esempi, soprattutto se non potere fare a meno dell’auto!

Ottimo sito didattico, adatto per tutte le età. Piccoli gesti per migliorare l’ambiente e le nostre vite, si potrebbe anche usare nelle classi inserito in contesti di educazione civica.

Infine un blog. ottimo per contenuti e informazione. Vasto come un sito, ci si perde volentieri tra gli argomenti più disparati.
Attenzione però, parla di danni all'ambiente e del suo futuro, di lifestile e comportamento ecocompatibile, di energie rinnovabili, sfruttamento umano e animale, tutto in modo realistico.
Un blog da maneggiare con la connessione del cervello!
Auguri Charles

12 febbraio 1809. Sono passati duecento anni dalla tua nascita. Certo che ne hai fatta di strada! Prima fisicamente col brigantino Beagle, poi intellettualmente mettendo a punto le tue teorie e infine scientificamente perché quelle stesse teorie sono ancora oggi studiate e applicate.

Per quanto fossi un uomo di scienza hai fatto parlare di te quanto e più di una star. Ammirato, invidiato, copiato e criticato.

Eri così sicuro che le tue idee avrebbero fatto scalpore che hai titubato, c’è voluto Alfred dalla Malesia per farti smuovere. Meno male!

Per pubblicare le tue importanti teorie, che avrebbero cambiato il modo di vedere il mondo, hai aspettato 50 anni, difatti il 24 novembre di quest’anno ricorrono anche i 150 anni dalla pubblicazione della teoria dell’evoluzione per selezione naturale.

Quante peripezie prima della pubblicazione! Raccontandole tutte per bene si potrebbe scrivere un libro. E poi, che successone: 1250 copie vendute in un giorno, sei diverse edizioni tutte vendute. Forse è il primo libro scientifico che è andato a ruba come un bestseller, ti puoi considerare a pieno titolo uno scrittore di successo.

Sembra incredibile, eppure questa è la prova che le teorie siano giuste. Se due persone, in tempi diversi e osservando fenomeni diversi (tu alle Galapagos e lui in Indonesia), arrivano alla medesima soluzione o sono entrambi scemi allo stesso modo oppure hanno entrambi ragione.

Per fortuna che non se l’è presa, anzi gli ha fatto piacere essere stato d’aiuto, si considera un co-scopritore delle teorie evoluzioniste e ha ragione. Peccato che tutti festeggino te e si siano quasi dimenticati di lui.

Certo che hai avuto fortuna, devi ammetterlo. Hai rischiati di diventare medico a Edimburgo o peggio prete. Tutto merito di una concomitanza di eventi davvero favorevole: la tua passione fin da piccolo per la natura, i tuoi studi a Cambridge dove sei stato notato come naturalista, infine quella lettera!

Purtroppo, nel 2009, nonostante gli anni trascorsi e le prove fornite, le tue teorie non se la passano tanto meglio. Come ai tuoi tempi fecero scandalo, come tutti gli stravolgimenti scientifico-culturali, ancora oggi c’è chi le critica e le mette in discussione. Alcuni vorrebbero addirittura cancellarle dagli studi scolastici.

Ed è proprio per questo, quindi, che le manifestazioni col tuo nome e a tuo favore si susseguono. Per divulgare e comunicare, in modo responsabile. Discutendo anche sulle critiche, ma sempre in modo scientificamente corretto e non basandosi solo su ideali e preconcetti.

E’ proprio vero, passano gli anni, ma la verità si accetta sempre mal volentieri!

Ecco perché una cifra tonda come i 200 anni non potevamo lasciarcela scappare. Un anno denso di appuntamenti, mostre, convegni in tuo onore.

Devo però avvisarti che proprio quest’anno dovrai dividere i festeggiamenti con i 400 anni dalle prime osservazioni astronomiche di Galileo Galilei. Diciamo che ti è andata bene, poteva capitarti qualcos’altro.

Speriamo ci sia abbastanza spazio sulla torta!

P.S.: Tutti i reperti prelevati dal tuo viaggio e tutti i tuoi studi saranno finalmente valorizzati e visibili in una nuova struttura del Museo di Storia naturale di Londra, realizzata apposta per te che sarà inaugurata il prossimo settembre.

A proposito, quasi dimenticavo. La tua deduzione riguardo l'impollinazione dell'orchidea Angraecum sesquipedale, era esatta. La falena esiste, è stata scoperta nel 1923 ed è stata chiamata Xanthopan morganii praedicta (praedicta in tuo onore).

Anche quello che è passato alla storia come il tuo dilemma è stato svelato. Guarda caso proprio lo scorso gennaio, dalla tua Università ed analizzando le rocce dell'Inghilterra.

Ancora una volta avevi ragione. Alla faccia di chi ti criticava.

Altro sito per "il dilemma di Darwin"

Alcune mostre:


Altro buon sito per approfondimenti

Ottimo articolo del Corriere della Sera, vero esempio di comunicazione scientifica.

Mostra del National History Museum.